America del Nord, BLOG, Stati Uniti

Brooklyn Side

La folla si mischia continuamente a Williamsburg, gesti e sguardi si alternano e confondono con cadenze quasi rituali. Mi piace osservare il passo veloce della gente, piú veloce che in ogni altra cittá del mondo. In questo angolo di Brooklyn il territorio é diviso con ossessiva precisione lungo Bedford Avenue. I caratteri di distinzione hanno a che fare con l’ identitá e piú spesso con la religione. Tra West Bedford e Broadway gli ebrei hassidici vestono di stoffa nera, hanno le loro scuole e un portamento sempre indaffarato. Est Bedford delimita il confine di un quartiere, l’ultimo nato, dallo spirito giovane e modaiolo. Luogo eletto per hipsterismi collettivi. Qui l’identificazione é il corpo. Ed attraverso il corpo si cerca di coglierne i segnali ed anticipare le nuove tendenze. Eppure in questa folla mancano gli anziani.

Graffito di Leticia Mardragora e Jorit Agoch sui muri di Williamsburg.

Five Leaves NY 18 Bedford Ave.

Metá mattina di un sabato qualunque, nel parco vista Manhattan, con l’estate alle porte. Qui va in scena un vero e proprio rito. A farla da padrone la cucina di strada in uno spazio popolato da bianchi, neri, gialli e ispanici insieme. Smorgasburg.

Kakigori e sorrisi

 Non ci si puó sbagliare. Ci guida il gran vociare e la concentrazione di persone che, qui, a partire dalle undici si riunisce. Attraversarlo tutto é un’impresa. Spalla contro spalla con un occhio alle istallazioni fumanti. Ma costituisce il vero incanto della giornata.

Lobstermania

All Juice, no cups.

 

Di muro in muro fra graffiti, alcuni evocativi altri misteriosi. I muri delle strade a Bushwick sono segnati da un vero e proprio alfabeto indecifrabile ad un primo sguardo. Ogni angolo palesa racconti di vecchie e nuove storie. Una forma d’arte che diventa tendenza. O forse lo è già. Qualcuno può dubitare che la vera New York non sia questa. Vero in parte. Ma è anche questa. Più in là verso Greenpoint le luci si perdono nella notte.

Owen Dippie e la sua “radiant Madonna”

Quello che oggi è il down under the Manhattan bridge overpass Dumbo un tempo era una zona industiale con magazzini e vecchie cartiere. Oggi al calar del sole una folla eterogenea si da appuntamento qui per entrare in raffinati ristoranti vista fiume e moderni concept store. Almeno così sembra. Di la ci sono le torri con gli uffici e il cuore di Manhattan. Di qua la notte piena di forza. In attesa. Di un nuovo giorno.

Jane’s Carousel al Brooklyn Bridge Park.

Red Hook era la zona del porto. Non c’é piú il porto. All’odore del mare si aggiunge quell’aria desolata tipica dei quartieri abbandonati. Si vede la Statua della Libertá in dimensioni che sembrano reali. Ci sono bar alle spalle del gigantesco negozio dell’Ikea. Si viene qui con un vaporetto che ti accompagna per la spesa. Ma si viene sopratutto perché  Van Brunt St. e dintorni rimangono un avamposto del buon cibo.

Reed Hook.

Reed Hook Lobster Pound.

Perché a Red Hook non é solo una questione di hamburger.

 

 

 

L’indirizzo giusto per una sosta golosa.

Kakigori a Smorgasburg.

Il miglior Lobster Rolls.